Quel giorno fu generoso di fulmini e tempesta tra i monti.
Chi mi vide inoltrare il torrente giurò che non mi avrebbe rivisto mai più.
Era più forte di me l’ardire, sentivo gli stivali leggeri volare sui sassi, sicuri di guado in guado. Saltavo, ignorando i punti dove una sicura cattura modesta non mi avrebbe appagato, andavo su.

Andavo su tra pioggia, vento, nuvole, bagliori improvvisi e fragori assordanti.
Incontrai così la trota della mia vita, la ebbi tra le mani dopo aver lottato.
Un attimo folle!!
Mentre la lenza in tensione fendeva l’acqua come una spada mi apparvero tra i flutti opere importanti che avrei dipinto nella mia vita, come in un flash!!
Ebbi paura.
L’acqua diventò bianca, poi la nebbia avvolse tutto e mi mancò il respiro.
Non so per quanto tempo rimasi incosciente.
Quando mi ripresi la trota non c’era più, e seppi che si era compiuto
il destino. Allora tornai al campo, Mery mi venne incontro, mi mise in testa
un cappellino asciutto e mi baciò sulla guancia.

