Il pennello ha appena coperto l’ultimo lembo, il quadro è lì, madido di fluidi, il riflesso distrae l’immagine e l’occhio ingannato connette il tutto come vorrebbe essere, in piena infatuazione.
E’ il momento di fermarsi, rimandare i compiacimenti e avere la pazienza di sospendere giudizi e intenzioni.
Passeranno giorni, prima che la mente soprattutto riprenda nei confronti del realizzato la propria obiettività, riconosca ammanchi ed errori, riformi un progetto di continuazione, o concluda decisamente, perchè no? (Fermarsi in tempo)
Per proseguire è questo il momento di ascoltare, l’opera suggerisce, riprende, insegna, invita.
Scopriremo di essere più precisi nel definire le linee, riescono i piccoli particolari che richiedono fermezza o movimenti del polso di micro abilità, la collocazione precisa delle luci negli occhi, ad esempio, nelle figure, o le screpolature nel tronco degli alberi, le venature dei sassi, le tegole delle case, i cirri nel cielo.
Ti sveglierà nel cuore della notte perchè sono maturi i tempi per ricevere nuove intuizioni ora che l’olio ha raggiunto il giusto grado di viscosità.
Si lascerà guardare, poi parlerà ancora, ci ricorderà che cosa volevamo fare all’inizio, e quanto ci siamo allontanati perchè l’operare ci ha preso la mano, ma era previsto, ciò che abbiamo
trovato insieme era dentro, come la soluzione di un rebus, ci ha arricchito.
Quelle che siano state le rinunce, si dissolveranno presto rimandate ad esperienze future o ipotetiche; apriranno nuovi orizzonti perchè c’è un solo modo di liberarsi dal crogiolo:iniziarne un altro, e lasciarsi vivere.
