I miei colori

BLU DI PRUSSIA E BLU OLTREMARE

Blu Story

All’inizio mi piaceva perchè era forte, inebriante, aggrediva subito con potenza da lasciare di stucco. Comandava lui. Imperioso, poi crudo, crudele, arrogante, sgarbato, a volte ossessivo fino alla nausea, litigava con tutti …però alla fine pagava, oh-come pagava! Spesso quando ero allo stremo.
Mi aveva stregato, mi piantò una rogna per mollarmi, non ebbi scelta.
Vattene in prussia. Fu dolore, ci volle molto per rialzarmi.
Mi rifugiai nell’oltremare, ma non lo sentivo.
Tante volte fui sul punto di abbandonare la nave cercando appigli impossibili.
Quando scoprii il “graffio”entrò, lentamente, poi sempre più consistente.
Ora mi fa pensare ad orizzonti lontani, voli di fantasia, terre nuove dove un
figlio che lavora intensamente non tralascia di chiamare sua madre ogni
settimana per sostenerla e molto oltre anche per me.

Ti riconosco il regalo, grazie, Marco.

TERRA DI SIENA NATURALE

Da pittori toscani oggi considerata una variante del sanguigno, utilizzabile per schizzi, bozzetti, fondi, gessetti bicolori. Per me è molto di più.
Terra di siena naturale è colore per eccellenza. In ambito paesaggistico costituente principale di molti impianti, presente pura o miscelata dalle campeggiature autunnali ai muri delle case, tra gli intonaci scrostati e le legnaie.
I prati assetati dopo le falciature primaverili ne sono pervasi, e ancora la vado a cercare tra le fronde dove si infila la luce a rivelare il ramo a brevi tratti. Ma eccola ancora ad attenuare le lame roventi dei tramonti; frequenta le nuvole duettando con grigi ed azzurri,prima di tuffarsi nelle acque di fiumi,torrenti e stagni,accostando le rive e spingendosi al largo e in profondità, per poi tornare su nelle velature, diluita, a prevenire gli ingiallimenti del tempo.

In cielo, in terra, in acqua.

GIALLO DI NAPOLI CHIARO

Se è vero che il bianco contiene tutti i colori,il giallo di napoli chiaro ne ha uno in più.
Questa argomentazione paradossale ha come riferimento la luce. Perchè quando compare con la sua dolcezza io vedo l’opera illuminarsi ed acquistare volumi e profondità. Se il bianco puro ha un margine di potenza in eccesso, la trattengo come quel colpo di acceleratore nel pennello che non sfodero quasi mai,e ciò favorisce la misura dei toni.
Ma il giallo di napoli chiaro, almeno quello che ho io, non è solo luce. E’ pastoso e corposo, ultimo lembo di terra setacciata dal cercatore d’oro, è biondo platino; è mia cura distribuirlo nel quadro a piccole scaglie con la spatola in taglio, come polvere di stelle, per rivitalizzare le parti statiche che la stesura ordinaria ha predisposto, ed accoglie.

Ecco da dove viene il “chiarismo“che ho ancora dentro di me come eredità preziosa e rara.

Dissertazione (faceto ma non troppo)

Quando una corrente pittorica si pone all’attenzione, subito gli addetti ai lavori ne vanno a cercare parallelismi, propaggini, provenienza. Così la metafisica, De Chirico, ha allungato le mani su quanto aveva intorno, ne sa qualcosa Morandi, ma si è fatto il nome di Guido Reni; per il naive di Ligabue si è risaliti solo a Paolo Uccello, e si poteva andare ben oltre.
Il “chiarismo”ha fatto appena capolino,ma se vogliamo cercare precursori,di immagini sbiadite è pieno il ‘700; possiamo risalire ancora fino alla creazione e al fiat lux, e sostenere a ragione che il buon Dio è stato un grande pittore?
Non finisce qui. Il movimento spaziale andrà oltre, ha dalla sua il big-bang e la possibiltà di fare la morsa, percorrendo il tempo nei due sensi.
Quando una corrente pittorica muore, come il chiarismo ancor prima di nascere, io ne provo rispetto; non si saprà mai se per aborto o di vecchiaia.

Nel firmamento dell’arte rinascerà come nana bianca!

VERDE SMERALDO

Nella scala dei verdi che va dal giallo al blu,lo smeraldo sta nella profondità dell’abisso. Da lì emana riflessi nitidi, che tolgono stanchezza e torpore ai bruni circostanti ormai inclini alla tenebra.
Splendido l’accostamento alla lacca di garanza,che sa di carnevale e di festa; opportunamente corretto raggiunge grande versatilità nelle velature per descrivere l’acqua che scorre:può sostituire brillantemente l’azzurro senza che alcuno se ne accorga, mescolarsi alle alghe sommerse, incunearsi tra i sassi impunemente.
Nella mia tavolozza non occupa un posto preciso, contrariamente al verde permanente, perchè preferisco usarlo fresco di tubetto e me lo ritrovo sovente multiplo e tarpato.

Lo definirei spavaldo…

GRIGIO

Ottenere il grigio miscelando bianco e nero è banale, pittoricamente parlando non vale. Come minimo è necessario avere un’alternativa, ma se volete fare un passo fondamentale nella conoscenza delle proprietà dei colori, provate a realizzare un grigio miscelando colori diversi; una tinta approssimativa è relativamente facile, la precisione assai più impegnativa. Il mio grigio, quello che mi ha aperto gli occhi, era una combinazione di: ceruleo, garanza e terra.
Più il bianco, naturalmente. Ma è possibile realizzare lo stesso identico grigio mettendo insieme colori completamente diversi. E’ questione di pazienza, sensibilità, misura. La padronanza della situazione aprirà all’artista quello che viene definito “il gioco dei grigi”, che contraddistingue pittori finissimi, intelligenti e/o inclini alla meditazione.

ROSSO DI CADMIO

L’unico che si avvicini per potenza al blu di prussia. Se quest’ultimo fa tremare la tela, il rosso di cadmio emette una vibrazione che colpisce l’occhio e ne fibrilla la retina. E’proposto assieme ad altri rossi ed affini per tenerlo buono, oppure da solo in piccole quantità per scrollare la fiacca tra complementari e distanti.
Dosato a puntine nelle mescole, per le parti estese si fa sostituire dal vemiglione, che colpisce sì, ma è meno irritante.
Odioso comunque, sulla tavolozza finisce spesso grumo intatto. Importante, ammetto.
P:S. Nella varietà-chiaro-che non è affatto un rosa, davvero smagliante!
In pittura lo slogan “diffidate delle imitazioni” non vale; chi pensa che i prodotti di imitazione dichiarati siano scadenti,
tenga presente che sono stati ideati con lo scopo di evitare sostanze nocive o presunte tali, io li uso normalmente.

GIALLO INDIANO

Vi sono pittori che si alienano completamente dai colori che non adoperano, come dire che li bruciano.
Tenere lì materiale inutilizzato costa, non tanto, ma quel che basta per pensare a disfarsene.
Invece tali colori hanno comunque un ruolo, sono un’alternativa, e poi non si sa mai.
IL giallo indiano si confonde con qualche ocra,col giallo cromo, l’arancione ed altri; insomma da buon indiano si mimetizza. Devo averlo usato una volta che c’era poca luce, scambiandolo per un’altro, mi sono ritrovato un quadro intriso, perchè tinge e non va più via.
Effetto strano, non disprezzabile. O forse non era lui, ma ormai la frittata era fatta!

BIANCO

Zinco, argento, titanio.
E’ un punto di partenza, candore che pone infiniti interrogativi, forza pulita che scema alla prima pennellata e si salva per contrasto. Nella stesura del quadro subito miscelato, lo ritroveremo più avanti nella sua purezza, per ravvivare le parti più luminose e lo dovremo usare a spessore, altrimenti risulterà smorto e fiacco.
In alternativa, per parti estese, più mani.
Ho sempre adoperato lo zinco, è una scoperta recente, per me, il prodotto in titanio, che in fase di rifinitura si rivela efficace, propositivo, oserei dire vincente.
Le velature col bianco hanno effetto etereo, per me sono una fase intermedia, come le focature non fini a se stesse: mi piace essere leggero,ma non scialbo, non sempre ci riesco.
Effetto straordinario il bianco scuro.
Quando i bianchi cantano, il pittore é beato.

FTALO CHIARO

Prossimo a verde veronese; andante e a turchese, seduttore, é lo ftalo chiaro.
Brillante come il più scuro smeraldo, applicarlo é un modo di ridare slancio a un costrutto troppo serioso e scollegato.
Una ventata di freschezza, insomma, una bibita fresca, che al primo sguardo di controllo dell’insieme tu fa dire: ci voleva!!
Lo si propone in tanti modi, poggiato, steso o in velature, ma anche di sfroso, sbrodolato col pelo di martora a mò di stracciatella. Il secondo giro di colorazione con altri toni sorprenderà per eleganza.
Suo grande amico il beige.

LACCA DI GARANZA SCURA

Nell’abbozzare un paesaggio eseguo le trame con un segno di colore scuro, traccia a campiture.
In tale operazione primaria escludo nero. Ai blu e bruni, spesso freddi, può essere alternata lacca di garanza scura, più incline a rossi, non disgiunta a blu, vicina a viola, coniugabile a verdi ad libitum altri, componente del grigio.
Impiegata nelle velature, può diventare dominante. La pregiata robbia la prevarica in opere importanti, io non vedo differenza.
LA ADORO.

TERRA DI SIENA BRUCIATA

Per i fondali c’è di meglio, è un colore marginale, intenso ma di complemento.
Nei paesaggi autunnali-invernali si inserisce benissimo, simile a rosso di pozzuoli, più vivo, e a ocra rossa, tennistico.
Entrambi esaltano blu e grigi, completa il coro il color crema.
Miscelato negli incarnati, parliamo di nudo, per pelli abbronzate o colorite è un autentico toccasana.

CERULEO

Ero ancora un bambino, nelle mie prime esperienze al cavalletto, mi proponevo di comporre subito il cielo, finché ero fresco.
Stendevo il ceruleo così com’è in modo compatto, passando e ripassando col pennello largo finchè la pellicina non fosse uniforme. Lo facevo così bene che poi non mi azzardavo più a toccarlo, tralasciando di descrivere le nuvole
di passaggio, mai e poi mai! A quel punto quasi metà del quadro era fatta, la linea dell’orizzonte era circa lì.
Il resto veniva da solo ,perché il riferimento permetteva di distribuire linee e zone di colore con disinvoltura.
Quanto quel cielo così terso e luminoso mi abbia perdonato mi é stato viatico fino a oggi e lo sarà ancora, anche se ho cambiato colore.

Nel regno delle tenebre
Un bruno scuro, il VAN DICK; aggiungo il blu più scuro che ho a disposizione, stempero, ed ecco risolto il problema del nero, senza scomodare quello”avorio”, impiegato solo per la pupilla degli occhi e contorni.
Di NERO AVORIO ne acquistai un tubetto negli anni 80, è ancora pieno e mi durerà ancora a lungo.
Ma c’è il nero di seppia e il nero pece, per sentito dire.
Un posto di interesse ha invece la TERRA OMBRA, che non è nero, ma è l’alter ego tendente al verde del primo bruno cui ho accennato che invece tende al rosso. Il seppia d’altronde tende al violaceo.
Halloween incombe.

SE si trovassero nelle opere presentate argomenti non perfettamente corrispondenti agli scritti si intende che pur facendo parte del progetto globale, sono riferiti ad altri periodi o affidati ad altri colleghi.

LA FINE DEI COLORI

Parlando dei colori ogni pittore ha le sue preferenze, si può anche essere ironici, (l’aspetto ludico in arte è fondamentale) ma non irridenti. Perchè i colori sono la base della professione e sono grato a chi li progetta, produce e commercializza.
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Questa è solo una piccola parte di ciò che si potrebbe dire o scrivere sull’argomento.
Per contenere tutto non basterebbe questa stanza, nemmeno Cento coi suoi dintorni.
Il cuore sì, perchè nel battito di un cuore è scritto tutto, e queste cose sono scritte col cuore, chi sa ascoltare lo sa.
Non sono sentimentalismi, oggi come oggi conviene essere pratici, si soffre meno!!!!
E’ solo un attimo di follia.

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