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Paint Story

Mi recai dal Maestro e gli dissi:

Insegnami a dipingere!

Il Maestro mi mise in mano le carte

della fortuna e soggiunse:

Gioca le tue carte, voglio provare le tue capacità.

Giocai, ne ottenni molte cose, tante

che nemmeno avrei potuto sognare

per una vita felice.

Era tutto nelle mie mani!

Andai dal Maestro e riferii:

Ho avuto un grande Destino, ma non quello che avevo chiesto.

Egli propose: Sei disposto a scambiare tutto questo

e rigiocarti tutto per diventare Pittore?

Sto ancora giocando la mia partita….

 

Pensieri sulla presentazione della mostra presso “Il Rivellino” (Ferrara) Aprile 2017

Chi avvalora l’aspetto fotografico non ha capito niente della pittura di Govoni!

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Il Maestro

Questa in sintesi un’affermazione condivisa dal professor De Stefano che poi ha evidenziato il tentativo di scavalcamento del tradizionale sulla contemporanea.
Ardita la collocazione nel chiarismo di Guidi e Lilloni, ma credibile per dare forza al discorso tecnico.
Grazie Emidio di avermi permesso qualche divagazione, di contestare al Caravaggio un eccessivo uso del nero per evidenziare l’immagine, più morbida ed elegante nel Guercino.
A di là delle parole parlino i quadri che attraverso la contemplazione trasmettono emozioni. Questo offro al mio pubblico, i miei “Scorci piatti” dipinti su tavola!!

Sandro Govoni

Progetto di base per un quadro a misura d’occhio

LA SQUADRA:ItaliaCampionidelmondo
6 pennelli vari + 1
2 piattine: 1 piccola, 1 grande
1 pennellina da 3
1 conico medio per touche e tap in
1 pennellino da dettagli e assist
1 pennellaccio navigato tutto fare
più 1 pennello vecchio e logoro di tante battaglie.

Prendiamo quest’ultimo tra le dita e con energica mossa lo spezziamo con schiocco. Buono anche l’aiuto di ginocchio in bello stile.
Poi deporre nell’indifferenziata. Questo sarà il colpo di partenza.
IL GIOCO STA NELL’ESEGUIRE IL QUADRO UTILIZZANDO TUTTI, DICO TUTTI, GLI ATTREZZI PROPOSTI, meglio se in modo adeguato alla struttura del dipinto stesso, in sequenza.
Al posto della spatola possiamo abusare del retro del bastoncello di un pennello, limitatamente a segnare e correggere.
La correzione leggera col dito può diventare istintiva, opportuna se occasionale.
Ogni pennello ha il suo compito specifico, sviluppa una personalità che lo integra al dipinto stesso con la sua forma, grandezza, qualità della setola. Intingere con misura lambendo l’orlo del contenitore significa controllare la fluidità dell’impasto, stemperare su tavolozza assorbente o impermeabile anche, utilizzare lo straccio come una carezza per togliere l’eccesso, pure.
Per un progetto rigoroso porre sulla tavolozza i colori nella esatta quantità che verrà impiegata, ciò presuppone la prescelta dell’immagine.
I colori dal tubetto a serpentina biforcuta!!!
I pennelli ora sono lì, impazienti di entrare in gioco, via via si modificano, esaltano e demoralizzano; quelli permalosi non tollerano sgarbi!!
Spesso diventano polivalenti e si prevaricano a vicenda, altre volte diventano specialisti: quello per l’erba, per le nuvole, per i rami, per l’acqua, ecc.
Impiegati a lungo si snervano e chiedono il cambio, opportuno fare la “treccia”. Sarà l’INSIEME a dare al dipinto quella svolta che risolve e gratifica: LAVORO DI EQUIPE.
PS: l’allusione sportiva è solo coreografica.

A pesca sul torrente dell’Arte

Quel giorno fu generoso di fulmini e tempesta tra i monti.
Chi mi vide inoltrare il torrente giurò che non mi avrebbe rivisto mai più.
Era più forte di me l’ardire, sentivo gli stivali leggeri volare sui sassi, sicuri di guado in guado. Saltavo, ignorando i punti dove una sicura cattura modesta non mi avrebbe appagato, andavo su.

a-mosca-nella-gola
A mosca nella gola

Andavo su tra pioggia, vento, nuvole, bagliori improvvisi e fragori assordanti.
Incontrai così la trota della mia vita, la ebbi tra le mani dopo aver lottato.
Un attimo folle!!
Mentre la lenza in tensione fendeva l’acqua come una spada mi apparvero tra i flutti opere importanti che avrei dipinto nella mia vita, come in un flash!!
Ebbi paura.
L’acqua diventò bianca, poi la nebbia avvolse tutto e mi mancò il respiro.
Non so per quanto tempo rimasi incosciente.
Quando mi ripresi la trota non c’era più, e seppi che si era compiuto
il destino. Allora tornai al campo, Mery mi venne incontro, mi mise in testa
un cappellino asciutto e mi baciò sulla guancia.

Lo Straccio

“Uno straccio di maestro”

Il pittore, dopo aver dipinto alcune ore, venne da me, diede un’occhiata al mio dipinto come convenuto, fece una smorfia e mi disse: “Sei bravo, ma hai molto da imparare.
Prese lo straccio, con rapida mossa lo strappò in due, poi intrise una delle parti con un pò del suo miscuglio e soggiunse: “Mettilo lì in un angolo della cassetta, a ricordo di questo giorno, ti farà da maestro per un pò.”
Aveva le labbra blu, si era tinto cercando di svitare il coperchio duro del tubetto coi denti.
Tra gli accessori pinze e forbici.
Occorre precisare che la proprietà nell’uso degli strumenti non è automatica a seguito di questi scritti, maturerà nel corso dell’attività adeguandosi alla nicchia espressiva cui è destinata e alla personalità dell’artista.
Come a dire che uno può conoscere a memoria tutto il codice della strada ed essere un pessimo pilota; viceversa il talento supplisce alle carenze informatiche.